Single e felici!

Il desiderio di vivere una storia d’amore spesso può indurre le persone a non vedere altro, e ad iniziare una ricerca ossessiva del compagno o della compagna ideale, magari dopo aver collezionato miriadi di storie infelici che rischiano di non essere mai abbastanza per la propria agenda di delusioni e sfinimenti.

Il collezionista seriale di donne e l’eterna Penelope sono effettivamente prototipi molto più diffusi, più di quanto si pensi. La domanda è: perché auto-castigarsi nella ricerca spasmodica di quello che in fondo dovrebbe arrivare da sé e  senza affanno?

Essere single per qualcuno, anzi per molti, è quasi una maledizione, una vergogna, un fatto di cui parlare con la smorfia tipica di chi deve portare una croce. Essere single è causa di malessere, perché ci si sente inferiori e sfortunati di fronte a chi, invece, vive felice godendo di gioie d’amore.

Il desiderio di condivisione è innato nell’essere umano ed effettivamente è sacrosanto avvertirlo, e con esso spesso sopraggiunge anche quello di avere un figlio, di costruire, di cambiar vita, di dedicarsi all’altro, di sentirsi parte di un programma di vita. Tutto questo è comprensibile, ma tutto questo potrebbe anche portare a perdersi nel labirinto della ricerca a due, un labirinto dal quale non si esce, se prima non abbiamo tracciato la nostra strada e se non sappiamo come tornare a noi stessi.

Chi ricerca l’amore in modo ossessivo, al punto di non saper resistere un mese da single spesso, non appena trova la compagna o il compagno ideale, abbandona le amicizie, gli interessi, addirittura il lavoro in qualche caso, se si tratta di dover cambiare città per raggiungere la persona a lungo rincorsa. Queste persone sono quelle che al primo incrinarsi del rapporto non sanno come comportarsi, preferendo fingere che tutto continua ad andare come deve, che per nulla al mondo conviene aprire una crisi e renderla manifesta.

L’origine di questo comportamento di fobia per l’eventuale solitudine è da ricercare in una scarsa o nulla conoscenza del sé come individuo che asserisce dei bisogni, dei desideri, che compie delle scelte in corrispondenza di essi, e che annulla la propria identità nella simbiosi di coppia.

In realtà, essere single offre tantissime occasioni di scoperta e di approfondimento dei propri gusti, delle proprie inclinazioni e aspirazioni. Bisognerebbe non temerne affatto le circostanze, che sono avvertite come limitazioni, ma piuttosto prenderne il meglio e sfruttarle per costruire la propria felicità personale, prima ancora che quella a due. Perché se è vero che si è felici solo quando si è appagati, non si può essere appagati se prima non si diventa felici come individui – “altro da te”, ovvero come individui in armonia con il proprio ecosistema, che può eventualmente incontrare quello di un’altra persona, che può avere migliaia di sfaccettature diverse.

Non può esistere sempre l’anima gemella, contare sull’incontro magico è pura utopia, può capitare, ma se non capita ciò significa rischiare la ricerca eterna del tipo ideale oppure la pesca cieca per lo sfinimento… In ogni caso non è questa la premessa di un buon rapporto con se stessi e con l’Amore. In conclusione, tanto vale sfruttare al meglio il periodo di “singletudine” e farne un’occasione di scoperta, piuttosto che viverla come una sfortuna come un motivo di pregiudizio.

Perché non approfittare dei consigli della psicologa Eleonora Sellitto per approfondire tutti i volti della paura…dei giudizi?!

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